IL RAPPORTO BANCA E IMPRESA TRA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CULTURA STRATEGICA UMANISTICA
IL RAPPORTO BANCA E IMPRESA TRA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CULTURA STRATEGICA UMANISTICA
Oggi parliamo di prestiti digitali e l’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nella cultura bancaria e nel rapporto tra banche e aziende. Molte società di consulenza, molti consulenti, molti autori ritengono che l’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante anche nel credito, come è avvenuto nel mondo della finanza e, ad esempio, in borsa. Ma è davvero questo il futuro della negoziazione tra banche e aziende negli anni a venire? In Italia, un Paese bancocentrico fatto di piccole, medie e microimprese, possiamo davvero pensare che l’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo nelle erogazioni bancarie? Possiamo davvero pensare che i progetti saranno scritti da un software, che le idee saranno sviluppate da una mente meccanica o robotica e che, d’altra parte, la banca sarà sostituita da un software in grado di leggere i dati proposti da altri software? Pensiamo davvero che il dialogo tra banche e aziende evolverà dal dialogo tra uomo e uomo al dialogo tra macchina e macchina?
Il Contesto
In un mondo segnato dall’instabilità economica e dai cambiamenti tecnologici, il rapporto tra banche e Piccole e Medie Imprese (PMI) sta attraversando una profonda trasformazione. Questo cambiamento è guidato dall’integrazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) Generativa e dalla crescente importanza dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Per le PMI, ottenere credito non è più una semplice richiesta, ma il risultato di una pianificazione solida, trasparente e basata sui dati. Questo nuovo scenario richiede che gli imprenditori e i loro consulenti strategici evolvano i propri ruoli per affrontare queste complessità e sfruttare le opportunità offerte dall’IA e dalla sostenibilità.
Il mondo sempre più interconnesso degli ultimi decenni e il contesto instabile hanno portato alla teorizzazione e diffusione del termine VUCA: Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity.
L’intelligenza Artificiale è una tecnologia sempre più importante per il settore bancario e finanziario. Se utilizzata come strumento per potenziare le operazioni interne e le applicazioni rivolte ai clienti può aiutare le banche a migliorare il servizio clienti, il rilevamento delle frodi e la gestione del denaro e degli investimenti.
Per stare al passo con le tendenze tecnologiche, aumentare il vantaggio competitivo e fornire servizi di valore e migliori esperienze per i clienti le società di servizi finanziari come le banche hanno adottato iniziative di trasformazione digitale, l’avvento delle tecnologie di AI ha reso la trasformazione digitale ancora più importante, in quanto ha il potenziale per ridefinire il settore e determinare una ridefinizione dei Business Model e nuovo posizionamento delle aziende stesse.
L’IA Generativa viene impiegata per il digital lending, digitalizzando tutte le fasi del credito, dalla raccolta dati all’analisi, fino alla delibera. Tale processo è utilizzato soprattutto dalla FINTECH.
Focus di questo articolo sarà proprio quello di far capire il limite, il confine tra la funzione di Agente dell’AI Generativa e l’Intelligenza Emotiva Umana, ossia la consapevolezza della riflessione, del pensiero critico, del comprendere le situazioni, della ponderazione e della scelta strategica sulla base di una capacità e di una volontà fondata su di un’etica e di uno scopo che danno un senso alle proprie azioni. Tali caratteristiche non possono essere attribuite minimamente ad un Agente AI di tipo generativo. Qualora si pensasse questo, sarebbe un grave errore concettuale, ideologico e di responsabilità verso scelte che potrebbero portare a soluzioni totalmente errate vista l’alta probabilità di Bias distorsivi propri dell’IA Generativa e la mancanza di pensiero creativo – nel senso strategico – della macchina.
Il Ruolo in Evoluzione dell’Imprenditore
Il passaggio da una cultura intuitiva a una cultura basata sui dati è essenziale per gli imprenditori moderni. Storicamente, la pianificazione finanziaria per le PMI si basava spesso su fogli di calcolo rudimentali e su una forte componente di intuito. Tuttavia, questo approccio reattivo non è più efficace in un mercato volatile che richiede previsioni accurate e decisioni rapide. L’IA è utile, fornendo strumenti predittivi avanzati che analizzano enormi quantità di dati, riconoscono schemi comportamentali e simulano scenari complessi.
L’implementazione dell’IA consente l’automazione di compiti ripetitivi, come la riconciliazione delle fatture e l’estrazione dei dati. Ciò non solo riduce gli errori, ma libera anche tempo e risorse preziose. Di conseguenza, il ruolo dell’imprenditore si sposta da un’attività operativa e manuale a una più analitica e strategica. Questa trasformazione non mira a sostituire le competenze umane, ma ad “aumentarle”, rendendole più efficaci. L’obiettivo dell’IA è amplificare le capacità umane, non rimpiazzarle.
Nuove Competenze per l’Imprenditore
Per prosperare in questo nuovo ambiente, gli imprenditori devono sviluppare un nuovo insieme di competenze digitali e strategiche. Oltre alle tradizionali capacità di gestione, devono acquisire conoscenze evolutive in settori come il digital lending. Questa evoluzione richiede un’evoluzione “umanistica” basata sull’Intelligenza Emotiva. Sebbene l’IA offra efficienza e analisi dei dati, la sensibilità e l’interpretazione strategica dei dati da parte dell’imprenditore sono ciò che apporta personalizzazione e valore unico. Il ruolo dell’imprenditore non è solo quello di analizzare i dati, ma di integrare l’analisi algoritmica con valori e principi personali per prendere decisioni consapevoli, strategico-creative. Ad esempio, una decisione di ridurre i costi del personale non dovrebbe basarsi esclusivamente su un’analisi dell’IA, poiché il personale è un elemento strategico di qualsiasi azienda, soprattutto in una PMI.
Il Nuovo Dialogo Tra Banche e Imprese
Il rapporto tra banche e PMI si sta evolvendo da un’interazione statica e puntuale a un dialogo continuo e trasparente. Il focus non è più sui bilanci storici, ma sulla qualità della gestione, sulla capacità previsionale e sulla cultura del rischio. Il credito, in questo senso, “non si chiede, si costruisce e si merita”.
Il digital lending facilita questa nuova comunicazione, abbreviando i tempi di processo e rendendo i dati più accessibili e utilizzabili. Direttive come la PSD3 permettono alle banche di accedere in tempo reale ai movimenti di conto di un’impresa presso altri istituti di credito. Questo consente una valutazione della capacità di rimborso molto più precisa, basata su flussi di cassa dinamici piuttosto che su bilanci storici statici. Questo nuovo paradigma si basa sulla previsione, non sulla reazione.
L’approccio tradizionale è reattivo, analizzando i dati storici e agendo solo quando si verificano ritardi o sconfinamenti. Un approccio veramente prospettico implica il monitoraggio continuo dei primi segnali di deterioramento e l’azione preventiva. Per gli imprenditori, ciò significa che il rapporto con la banca deve essere un dialogo continuo e trasparente, non un evento isolato per una richiesta di finanziamento. La fiducia si costruirà in futuro non solo sulla capacità dell’imprenditore di dimostrare un controllo costante e granulare della propria situazione finanziaria, ma anche e soprattutto della direzione strategica.
Da Intermediario a Partner “Aumentato”
In questa ottica le banche non devono più porsi come semplici intermediari o erogatori di credito. Nel nuovo paradigma, il loro ruolo è quello di diventare un partner più evoluto che comprende le reali esigenze strategiche dell’imprenditore e della sua impresa. L’IA offre l’accesso a una vasta gamma di informazioni finanziarie e non solo, consentendo l’elaborazione sofisticata e rapida dei dati e analisi di scenario dinamiche. Tuttavia, rimane centrale il rapporto dell’essere umano, perché la strategia deve essere pensata dall’uomo, non dalla macchina.
Il Ruolo del Consulente Strategico Umanistico in un Mondo BANI Guidato dall’IA
In questo scenario complesso, avrà un ruolo fondamentale una nuova figura a supporto delle scelte imprenditoriali: il “Consulente Strategico Umanistico”. Esso avrà il compito di guidare le PMI attraverso il loro percorso di trasformazione e di evoluzione digitale.
In questo contesto occorre ridefinire i Modelli di Leadership affrontando la complessità non lineare tramite lo sviluppo di un pensiero critico umanistico che concili posizioni diverse creando equilibrio, equità, collaborazione, relazione tramite una cultura etica, l’empatia, la capacità di ascolto che valorizzi e integri l’intelligenza logico-razionale con quella intuitiva-emotiva propria della Cultura Strategica Umanistica.
Il “Consulente Strategico Umanistico” deve pertanto combinare l’elevata esperienza e competenza in materia finanziaria con innovative competenze umanistiche basate su modelli Strategici e di Corporate Governance. Serve quindi che il consulente trasferisca all’imprenditore che si vuole rapportare con la banca nuovi elementi di organizzazione d’impresa e soft skills come:
- Ascolto attivo potenziato
- Pensiero critico e creativo
- Ragionamento laterale ed empatia
- Pianificazione strategica passando dai dati ai valori aziendali
Adottando questo approccio umanistico, il consulente può fornire una consulenza proattiva e predittiva di interpretazione e comprensione dei dati in funzione della specifica situazione e del contesto in cui si trova ad operare l’azienda. Questa miscela unica di competenze tecnologiche e umanistiche crea un vantaggio competitivo e favorisce la partecipazione a tutti i livelli dell’azienda.
L’integrazione dell’IA non è una minaccia né per l’Imprenditore, né per il consulente, e nemmeno per la banca, ma un’opportunità di evoluzione professionale verso ruoli più strategici e a valore aggiunto. Il ruolo del consulente viene “aumentato”, non sostituito, dall’IA.
Conclusioni
In questo articolo ho cercato di dimostrare due concetti. Il primo è che l’umanesimo non può essere sostituito dalla tecnica. Non lo è, perché nei miei lunghi anni di frequentazione con molti amici con responsabilità apicali nel mondo bancario, ho sempre imparato da loro una cosa: nessuna delibera è mai stata firmata da una macchina.
Questa apparente banalità è centrale nel mio ragionamento. Chi assume una responsabilità bancaria è sempre un uomo, che può certamente usare la tecnica e la tecnologia per facilitare il proprio lavoro, ma non per sostituirlo nel processo decisionale. Lo stesso ragionamento mi porta a pensare che dall’altra parte della barricata l’intelligenza artificiale possa aiutare l’imprenditore a ragionare sulla base di dati costruiti in modo più appropriato e rapido, ma non possa sostituirlo nella presentazione di un piano strategico a una banca.
Il secondo punto che volevo dimostrare in questo articolo è che non esiste quindi alcun conflitto tra intelligenza artificiale e pensiero umanistico, bensì una collaborazione. In altre parole, il tempo che l’intelligenza artificiale fa risparmiare all’imprenditore nell’elaborazione delle attività operative può essere opportunamente investito nel pensiero strategico. Lo stesso ragionamento vale per la banca.
La velocità con cui l’intelligenza artificiale può liberare le attività operative dei bancari permetterà loro di sviluppare un pensiero strategico e di tornare a fare banca vera e propria, ovvero dialogare con gli imprenditori. In questo senso, affermo che l’intelligenza artificiale è al servizio dell’uomo, ma non può sostituirlo. E prevedo che per molto tempo il pensiero umanistico sarà la chiave per la collaborazione, il dialogo e l’unione degli interessi delle parti.
